Non amo il genere “archeologia industriale” e simili. Ma il lavoro che il blog Espressioni Digitali ha commentato molto bene in data 22/08/2011 mi fa ricredere che un certo tipo di ambientazione ben si presta a lavori digitali di qualità.
L’autore Jonathan Gales presenta il suo “Megalomania” in un video in 3D che piace da subito per un gioco perfido a cui inconsciamente partecipiamo fino alla fine dell’opera.
Qual’è il gioco?
Cercare tracce umane, fisiche, ombre, cenni… qualcuno, insomma! Mentre l’Io cammina in un cantiere di cui non si capisce se interrotto o in via di dismissione.
Qui il video présente su Vimeo: http://vimeo.com/25446891
Faccio subito una premessa. Mi piace molto il progetto.
Dodici fotografi, quasi tutti di città diverse (Melbourne, Amsterdam, Washington, New York City, Parigi….) legati tra loro dalla voglia di raccontare il mondo e i loro passeggeri con uno stile intimo, non invadente, personale.
Questa la loro presentazione:
“About Mobile Photo Group
Established in 2011, Mobile Photo Group is an international collective of mobile photographers dedicated to promoting their work and presenting mobile photography as an important and evolving form of photography.
We are documentarists, street photographers, fashion photographers, portrait photographers, photojournalists, story tellers, writers, poets and artists. But first and foremost, we are photographers.
With a unified vision and a dedicated passion, MPG photographers capture their views on the world and share their stories — as seen through their mobile devices — documenting the people, the events, the landscapes, the issues and the photojournalistic opportunities they encounter.
We are Mobile Photo Group — a collective of international mobile photographers joining forces to promote their work and present mobile photography as an evolving form of photography”.
I lavori presenti sono molto belli se considerate che sono fatti con un telefono. Fate un salto nelle gallerie dei singoli autori o spingetevi nei loro account di Flickr, 500px o EyeEm e ditemi che ne pensate.
Nel caso foste interessati, dal 2012 si aprirà la possibilità di inviare i propri lavori al Gruppo per poter essere valutati per un eventuale inserimento nel loro team.
A questo indirizzo http://lightbox.time.com/ l’importante rivista statunitense TIME ha dato la luce ad un bellissimo blog fotografico. Spaziando su temi diversi, TIME, dimostra in questo modo come la comunicazione fotografica sia importante.
Vero è che siamo sul web… e i costi sono decisamente inferiori rispetto ad un medesimo progetto cartaceo che, probabilmente, non supererebbe il numero Zero.
Perché, da sfogliare, vogliamo solo gossip?
Tra le mille piazze web che frequento, mi sono incrociato casualmente con Enzo Dal Verme.
Enzo Dal Verme, fotografo, ha sede a Milano e Parigi, ma il suo lavoro lo porta a girare il mondo per fotografare luoghi e persone.
Dopo un rapido scambio di battute ho la fortuna di avere in anteprima il suo nuovo lavoro editoriale: “How to Shoot a Reportage – brutally practical tips and tricks“.
Insomma, lo leggo e lo recensisco, perché dopo l’ultima pagina, ti viene subito voglia di partire e fotografare tutto!
La cosa bella di questo manuale è che non è un manuale. E’ una chiacchierata con un amico al bar. Pochi fronzoli e tanta sincerità. Parole chiare, frasi dirette. Consigli da chi ha più esperienza di te, senza che il tuo interlocutore abbia l’aria di essere uno che sale in cattedra.
I punti toccati sono tanti e molto interessanti.
Si parla di attrezzatura consigliabile, di tecnica fotografica, ma, soprattutto, di rapporto uomo-mondo. Già, perché arrivare in un paese straniero con una macchina fotografica al collo non ci giustifica dal non rispettare alcune regole d’oro, per noi e per chi diventerà poi soggetto dei nostri scatti.
Ascoltare, rispettare, essere curioso, quindi, delle storie altrui senza dover puntare da subito un 70-200 in faccia pur di scattare un ritratto che pensiamo imperdibile… Forse, 15 minuti dopo, quello stesso ritratto avrà anche un sorriso naturale!
Enzo ama la gente. Nelle sue fotografie c’è sempre un uomo o una donna, un sorriso, una smorfia o anche solo un puntino in lontananza… E se c’è gente, come detto prima, Enzo ci parla, fa domande e raccoglie informazioni. Ecco che le sue storie non sono solo immagini ma anche testi che ben si accompagnano costituendo un tutt’uno nel reportage.
Concludendo, questo “manuale” ha la capacità di arrivare subito al cuore di chi ama la fotografia. I consigli di Enzo sono attuali e ben si sposano con la nuova figura di fotografo-scrittore-blogger che il web 2.0 oggi richiede.
Il portfolio di Enzo Dal Verme lo potete vedere al suo indirizzo web: www.enzodalverme.com, ma consiglio inoltre la visione di una breve intervista a NonSoloModa…