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EyeEm – condivisione immagini

Posted by Danilo Maraschi | considerazioni generali | domenica 21 agosto 2011 16:28

Ne avevo sentito parlare. Ma sono quelle cose che ascolti o leggi mentre pensi ad altro. Così ti sfuggono e non le recuperi più per poi incontrarle di nuovo…

Così, mentre mi imbatto nel sito di un interessante gruppo fotografico composto da autori di paesi diversi (http://www.mobilephotogroup.com/) che pubblicano fotografie esclusivamente prodotte con iPhone ecco che, link dopo link (come le ciliegie!) scopro http://www.eyeem.com/. Certo, può apparire l’ennesima community fotografica (e forse lo è proprio e basta), ma la grafica pulita, il blog alternativo e un certo stile generale mi convince a far mia da subito l’applicazione gratuita per iPhone e conseguente registrazione profilo. Al momento ho solo 3 immagini. Tutte in bianco e nero. Non so quale sia il meccanismo che mi ha diretto in questa impostazione, ma su EyeEm caricherò solo foto monocromatiche fatte con iPhone. Una sorta di regola, di paletto, che mi permette di mantenere un certo ordine delle cose pubblicate.

Chi ha l’applicazione (è presente anche su piattaforma Android), mi venga a cercare: “danilomaraschi”.

E tra voi, chi lo utilizza?

TIME – il blog di fotografia

Posted by Danilo Maraschi | recensioni | domenica 3 aprile 2011 13:38
P59

 

A questo indirizzo http://lightbox.time.com/ l’importante rivista statunitense TIME ha dato la luce ad un bellissimo blog fotografico. Spaziando su temi diversi, TIME, dimostra in questo modo come la comunicazione fotografica sia importante.
Vero è che siamo sul web… e i costi sono decisamente inferiori rispetto ad un medesimo progetto cartaceo che, probabilmente, non supererebbe il numero Zero.
Perché, da sfogliare, vogliamo solo gossip?

La gente, i volti…

Posted by Danilo Maraschi | progetti fotografici | martedì 8 marzo 2011 01:12

 

Una serie di ritratti fatti durante sessioni di lavoro o semplici giornate in cui incontri gente, parli con loro, ti metti di fronte ai loro occhi e fai parte della vita.

Anche autoritratti.

http://www.danilomaraschi.com/page.php?page=2&foto=37&ordine=1

Roberto Morelli liked this post

Enzo Dal Verme, fotografo.

Posted by Danilo Maraschi | recensioni | domenica 6 marzo 2011 17:54
Howto-cover

Tra le mille piazze web che frequento, mi sono incrociato casualmente con Enzo Dal Verme.

Enzo Dal Verme, fotografo, ha sede a Milano e Parigi, ma il suo lavoro lo porta a girare il mondo per fotografare luoghi e persone.

Dopo un rapido scambio di battute ho la fortuna di avere in anteprima  il suo nuovo lavoro editoriale: “How to Shoot a Reportage – brutally practical tips and tricks“.

Insomma, lo leggo e lo recensisco, perché dopo l’ultima pagina, ti viene subito voglia di partire e fotografare tutto!

La cosa bella di questo manuale è che non è un manuale. E’ una chiacchierata con un amico al bar. Pochi fronzoli e tanta sincerità. Parole chiare, frasi dirette. Consigli da chi ha più esperienza di te, senza che il tuo interlocutore abbia l’aria di essere uno che sale in cattedra.

I punti toccati sono tanti e molto interessanti.

Si parla di attrezzatura consigliabile, di tecnica fotografica, ma, soprattutto, di rapporto uomo-mondo. Già, perché arrivare in un paese straniero con una macchina fotografica al collo non ci giustifica dal non rispettare alcune regole d’oro, per noi e per chi diventerà poi soggetto dei nostri scatti.

Ascoltare, rispettare, essere curioso, quindi, delle storie altrui senza dover puntare da subito un 70-200 in faccia pur di scattare un ritratto che pensiamo imperdibile… Forse, 15 minuti dopo, quello stesso ritratto avrà anche un sorriso naturale!

Enzo ama la gente. Nelle sue fotografie c’è sempre un uomo o una donna, un sorriso, una smorfia o anche solo un puntino in lontananza… E se c’è gente, come detto prima, Enzo ci parla, fa domande e raccoglie informazioni. Ecco che le sue storie non sono solo immagini ma anche testi che ben si accompagnano costituendo un tutt’uno nel reportage.

Concludendo, questo “manuale” ha la capacità di arrivare subito al cuore di chi ama la fotografia. I consigli di Enzo sono attuali e ben si sposano con la nuova figura di fotografo-scrittore-blogger che il web 2.0 oggi richiede.

How to Shoot a Reportage – brutally practical tips and tricks” al momento è acquistabile solo on line, in lingua inglese, come ePub o PDF a questo indirizzo: http://www.enzodalverme.com/blog/2010/12/how-to-shoot-a-reportage-the-manual/.

Il portfolio di Enzo Dal Verme lo potete vedere al suo indirizzo web: www.enzodalverme.com, ma consiglio inoltre la visione di una breve intervista a NonSoloModa…

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SUNday – cronaca di una domenica familiare

Posted by Danilo Maraschi | progetti fotografici | lunedì 14 febbraio 2011 00:10

Una famiglia. Una domenica.

Niente di speciale, verrebbe da dire. Eppure una storia, un’avventura, un ricordo, un’atmosfera si crea, si racconta, si vive. In questo piccolo progetto si racconta la sveglia, la colazione, la preparazione e il viaggio di una famiglia verso un pranzo da amici.

E poi il ritorno a casa, la cena e la “buonanotte”.

Interamente registrate con iPhone ed elaborate on-site con l’applicazione Hipstamatic, le immagini rappresentano gli oggetti e gli spazi che i soggetti, sempre evocati ma mai fotografati direttamente, usano e guardano per “vivere” la giornata.

Un punto di vista quasi fisico che punta ad enfatizzare l’intimità dei momenti raccontati.

http://www.danilomaraschi.com/SUNday_story

2011. 365.

Posted by Danilo Maraschi | considerazioni generali | martedì 25 gennaio 2011 14:12

2011. 365.
Sto dando i numeri.
Ma solo per spiegare cosa accade. Niente di particolare, per carità, ma voglio raccontarmi. Voglio vedermi ogni giorni meglio di quello che faccio da una vita davanti allo specchio. Mi fotografo e mi ricerco poi su Facebook, Flickr, Instagram, Twitter. Non per egocentrismo o vanità, ma per capire con occhi diversi (non solo con i miei ma anche con quelli dei socialnetwork) cosa mi accade.
365 giorni, 365 scatti nell’anno 2011. Non mi sento a mio agio davanti all’biettivo, ma utilizzare un telefono per riprendersi mi rende le cose più facili, più intime, più ludiche. E viene facile sorprendermi.
Tecnicamente niente di speciale: iPhone per scattare, Hipstamatic per formato, Instagramm per condividere.
A 25 giorni dall’inizio di questo progetto che nulla ha di nuovo (io arrivo dopo a mille altri più creativi e innovativi e introspettivi progetti simili) mi sto divertendo. Il vero piacere, credo, sarà rivedersi a distanza di qualche anno.
Guardarsi in faccia con occhi diversi. Nessuna morale, ma ogni tanto, credo, “faccia” bene!

30 | Sesto giorno, domenica | “CUBISTA”

Posted by Danilo Maraschi | 30 | maalox generation | giovedì 23 settembre 2010 18:22

Piove. Lo sa, non ha bisogno di levarsi dal letto, spostare la tenda e alzare le tapparelle. Piove. Lo capisce da come sgocciola l’acqua dalla grondaia dell’ingresso. Piove e sa che non è una pioggia battente, di quelle che devi correre via veloce altrimenti ti inzuppi le scarpe e siccome c’è anche vento l’ombrello si spalanca al contrario lasciandoti in balia del maltempo.

Piove, ma è una di quelle piogge fini, vaporose, che ci vorrebbe l’ombrello come è naturale che sia ma ti senti stupido a girare con quell’arnese in mano se tutt’intorno non vedi goccie cadere. Eppure dopo qualche metro sei già bagnato, anche sotto l’ombrello perché quell’acqua arriva da tutte le parti e quindi ti ritrovi fradicio senza che tu te ne accorga.

Insomma, Giacomo se ne resta a letto con gli occhi chiusi e la mente sveglia. E’ domenica e nessuno lo costringerà ad uscire da quel nascondiglio meraviglioso. Accanto, su una vecchia sedia di legno che ha verniciato di blu almeno due anni prima, ci sono appoggiati alcuni giornali aperti alla pagina delle offerte di lavoro. A terra i calzini ed i jeans. Dalla cucina sente arrivare le voci di sua madre e suo padre. Parlano di come posizionare certe pentole all’interno di un mobile. Suo padre vuole avere ragione, sua madre ha deciso di non ascoltarlo.

Nella notte di quel sabato notte infinito, Giacomo ha visto e amato e voluto le gambe più belle del mondo. Lucide, lisce, tornite. Si muovevano sensuali al centro della pista di una discoteca urlante nel mirino di riflettori di un sole elettrico. Lei era stupenda. Un angelo, un diavolo. Tormento unico di una notte insonne. Il seno abbondante quasi pronto ad esplodere da una maglia aderente umanamente troppo stretta per contenere ogni cosa. E lui, lì, pronto, in attesa di quell’agognato scoppio. Bramoso di raccogliere il frutto delle sue preghiere.

Giacomo si mette a guardare la luce che filtra dai fori delle tapparelle lasciandosi trascinare nel fiume d’olio di pensieri lenti e silenziosi. Immagini prive di suono scorrono davanti ai suoi occhi senza che faccia o dica nulla. Vede se stesso nudo in piedi in un deserto di sabbia rossa e brillante, vede i suoi genitori, sua madre in auto con il bagagliaio colmo di borse della spesa, vede suo padre in bicicletta con la camicia da pensionato e la giacca da pensionato ed il gilet da pensionato per le strade della campagna vicina, vede qualche amico, soprattutto Valerio che studia da anni infiniti non-si-sa-cosa all’università, ma alla fine torna di nuovo sotto quella luce ossessionante, ritmica e angosciante. Vede Jessica o Deborah o Samantha o come cavolo si possa chiamare, ballargli davanti, nuda, serpente di carne e sangue e calore e muscoli e curve e sudore e sesso. Gli occhi di lei parlano, stordiscono con sussurri e bisbigli e la bocca si apre appena ma è una voragine dove perdere l’equilibrio e cadere nel vuoto. Curve e tentazione e desiderio e voglia e pazzia di correre fra le sue braccia e baciare baciare baciare. E Giacomo si sorprende a scoprire dove le sue mani sono finite, laggiù in fondo, nel caldo delle coperte e cerca e tocca e trova…

Di colpo la porta.

-Sei sveglio? Hai provato alla Impak? Ha detto la Gloria del piano di sotto che forse cercano-

Giacomo si piega, in qualche modo copre con la coperta la sua erezione -No, mamma, ci proverò-

30 | Quinto giorno, sabato. | “MERCATO”

Posted by Danilo Maraschi | 30 | maalox generation | martedì 27 aprile 2010 12:50

Da questo lato ci sono le bancarelle dei fiori. Ama passarci davanti e respirarne i profumi. Ne esce sempre stordita, anche solo dopo qualche passo, fatto lentamente, fatto consapevolmente, fatto ad occhi chiusi. Parcheggia sempre nella via che si affaccia verso le bancarelle dei fiori, anche se in realtà non è affatto comoda. Ma non può farne a meno. Era da questa parte che entrava nel mercato con sua madre, ed è da questa parte che entra oggi lei, Veronica, con in braccio sua figlia; boccoli biondi che non le vuole tagliare perché così sembra un angelo.

C’è ressa, qui il percorso si stringe un poco. Una bancarella di abiti da donna svende a pochi euro confezioni colorate, troppo colorate per i gusti di Veronica. Lei ama le tinte pastello, soprattutto il celeste. Anche da piccola voleva vestirsi così. E quelle belle gonne rosa con fiori allegri restavano nel cassetto. Forse perché il celeste le ricorda il cielo. Almeno lassù c’è spazio! Dice con un sorriso a Matilde, la piccola Matilde che la guarda e basta, senza capire, senza chiedere, ma va bene così.

Una giovane ragazzina cinese le guarda. Con un sorriso disegnato a matita con tratto leggero la invita a guardare la propria mercanzia. Dietro al banco un uomo in piedi con viso serio, dritto e asciutto, resta in silenzio e immobile. Veronica non si ferma, prosegue, non guarda nemmeno cosa dondola sopra la sua testa da alcuni mezzi manichini in cartone. Un senso di strano e curioso e inspiegabile timore rende più veloce il suo passo tra la gente.

Le cose da comprare non sono poi tante. Le solite di sempre, come una base sicura da cui partire per i ripetitivi e certi menù settimanali. Poi c’è Matilde. Una tutina di una taglia in più, perché si sta allungando a vista d’occhio. Delle calzine e biancheria intima. Infine qualche extra, se avanzano i soldi, se qualcosa resta tra le bancherelle delle occasioni, anche in quella dei colori sgargianti se da altre parti non si trova niente. Ma in genere Veronica sfiora con la mano i tessuti e resta a guardare mentre intorno donne più decise allungano biglietti e monete.

Si volta e lascia perdere. Magari la prossima volta. Sì, la prossima settimana se trovo quella maglia che mi piace tanto, se trovo quel colore, quell’offerta, quell’occasione… sì, la prossima settimana, ci sarà ancora quell’ottima occasione. La prossima settimana.

Veronica con la borsa in mano torna sui suoi passi, ripercorre all’indietro la strada di sempre. Si dirige verso l’auto non senza passare di nuovo davanti alle bancherelle dei fiori e respirare, respirare, respirare ancora il profumo e sentirsi bene, benissimo, sentire che il mondo non è poi così duro come sembra, così difficile, così ruvido da affrontare. Che forse non sarà impossibile uscire bene dalla separazione da Michele, che Matilde cresca senza fatica ed in salute, che non troppe volte chieda perché papà non c’è, che forse la crisi in ditta che stanno paventando i colleghi e quelli del sindacato è solo un periodo e che poi tutto torni alla normalità. Anzi forse meglio. Già, perché no? Forse addirittura meglio, forse Veronica dovrà anche cercarsi una baby sitter nelle ore in cui dovrà fare perfino straordinari. Sorride Veronica e Matilde con lei. È sabato e per due giorni staranno una attaccata all’altra. Veronica e Matilde.

30 | Quarto giorno, venerdì. | “COUNTDOWN″

Posted by Danilo Maraschi | 30 | maalox generation | venerdì 19 marzo 2010 22:53

Ho davanti a me sette ore di sonno. Magari fatte male. Ultimamente sogno cose strane. Come quella volta che venivo inseguito da gente a cavallo. Poi mi sono svegliato e non sono più riuscito a dormire. Suonerà la sveglia; mi alzerò e in un’ora e mezzo dovrò lavarmi con gli occhi chiusi, far colazione con la nausea, vestirmi infreddolito, saltare sulla bicicletta e pedalare fino alla stazione con il fiato in gola. Poi prenderò il treno che veloce o quasi scivolerà in ritardo attraverso le campagne monotone e tristi, camminare di buona lena lungo l’ultimo chilometro che mi separa dalla fabbrica e infine, con lo stomaco contratto, timbrare.

Da quel momento in poi inizieranno le prime quattro ore di lavoro. Le solite di sempre da quindici anni a questa parte. Le macchine da assemblare, le chiacchiere da gestire, gli sguardi da sostenere. Dopo di che, un’ora per pranzare nella mensa. Altre quattro di lavoro uguali alle precedenti come un unico fango viscido. Timbrerò e ripercorrerò il chilometro che porta in stazione. L’attesa sulla panchina in cemento sarà di quarantacinque minuti, perché il treno prima non mi riesce proprio di prenderlo. Starò a fissare le piastrelle della sala d’attesa distratto ogni qualvolta dai passi della gente. E quando il treno arriverà sarà trascorsa un’altra mezzora prima che io riesca a tornare a casa.

Mi cambierò, mi laverò e preparerò la cena fatta di cose spiccie, sempre uguali a sé stesse. Poi mi siederò al tavolo e davanti alla TV ingoierò cose accorgendomi solo troppo tardi che sarà trascorsa un’ora e mezza. I piatti mi guarderanno dal lavello e vinceranno la sfida, perché la casa è piccola e con il disordine mi sembra ancora più angusta. Così se aggiungo un poco di pulizia se ne vanno altri trenta minuti.

Alle volte c’è la lavatrice oppure la lampadine bruciata. Ci sono i conti da fare: entrate, uscite, uscite; alle volte sembra una fuga di massa. E comunque la lancetta non si fermerà e farà l’intero giro del quadrante.

Quando finalmente mi siederò sul divano-letto il telefono suonerà e mamma mi chiederà se la tosse mi è passata e se ho appeso al muro il ritratto di zio Bruno.

Poi più nulla.

Questa volta per davvero. Da quel momento in poi il tempo sarà mio e ne farò l’uso più improprio che potrò. Novanta minuti miei, tutti miei, solo miei, in cui nuotare e gozzovigliare e volare in quella fetta di spazio tempo personale, intimo, segreto. Novanta minuti………………………………..

E non ne farò nulla. Perché disidratato di vita. Si scioglierà tutto quanto e solo qualche goccia mi rimarrà sulle labbra. Quelle che bastano per farmi lavare i denti, togliermi i vestiti e andare a letto.

Sotto le coperte, al buio, cercherò il soffitto. Sopra di esso altri cinque appartamenti, poi il tetto. Infine il cielo. E lo immaginerò nero, con le stelle, slegato da tutto.

MA’ | PA’

Posted by Danilo Maraschi | considerazioni generali | sabato 6 febbraio 2010 15:57

Una volta sognavo di volare, correre veloce come un fulmine, spostare montagne con la forza delle mani, piegare il ferro con lo sguardo… Sognavo di diventare un supereroe come Superman, Batman, Uomo Ragno….

Oggi sogno di diventare un bravo padre. Oggi, i miei supereroi sono loro: Mà e Pà.

Grazie sempre.

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