Vedi libri personali pubblicati

SUNday – cronaca di una domenica familiare

Posted by Danilo Maraschi | progetti fotografici | lunedì 14 febbraio 2011 00:10

Una famiglia. Una domenica.

Niente di speciale, verrebbe da dire. Eppure una storia, un’avventura, un ricordo, un’atmosfera si crea, si racconta, si vive. In questo piccolo progetto si racconta la sveglia, la colazione, la preparazione e il viaggio di una famiglia verso un pranzo da amici.

E poi il ritorno a casa, la cena e la “buonanotte”.

Interamente registrate con iPhone ed elaborate on-site con l’applicazione Hipstamatic, le immagini rappresentano gli oggetti e gli spazi che i soggetti, sempre evocati ma mai fotografati direttamente, usano e guardano per “vivere” la giornata.

Un punto di vista quasi fisico che punta ad enfatizzare l’intimità dei momenti raccontati.

http://www.danilomaraschi.com/SUNday_story

MA’ | PA’

Posted by Danilo Maraschi | considerazioni generali | sabato 6 febbraio 2010 15:57

Una volta sognavo di volare, correre veloce come un fulmine, spostare montagne con la forza delle mani, piegare il ferro con lo sguardo… Sognavo di diventare un supereroe come Superman, Batman, Uomo Ragno….

Oggi sogno di diventare un bravo padre. Oggi, i miei supereroi sono loro: Mà e Pà.

Grazie sempre.

30 | Secondo giorno, mercoledì. | “PROFUMO DI SPINACI”

Posted by Danilo Maraschi | 30 | maalox generation | mercoledì 20 gennaio 2010 15:12

A mio marito non piacciono gli spinaci. Per questo li cucino solo per me, la sera, quando lui fa il turno di notte.

Sono poche le donne che fanno il turno di notte, forse due. Speravo tanto di non farlo quando io e mio marito facemmo domanda di assunzione in fabbrica. Ricordo che tremavo al momento della consegna del modulo in portineria. Poi ci assunsero entrambi ed io fui graziata da una maternità da sostituire al montaggio dove il turno di notte non si faceva. Mio marito invece, passò allo stampaggio lamiere. Così nella settimana del turno di notte cucino spinaci e cavoli. E questo da oltre ventidue anni. Ma presto arriverà la pensione.

Stare a casa da sola, però, mi fa paura. Accendo la televisione e lascio che disturbi tutte le stanze con le chiacchiere. Voglio sentirmele addosso, come un maglione di lana. Ogni tanto mi guardo alle spalle. Franco dice che dovrei smetterla di comportarmi così, ha ragione, ma non posso farne a meno. Avverto come la presenza di qualcuno dietro di me. Allora accendo le luci, tutte le luci. E magari alzo ancora il volume della televisione.

Dalla cucina si sentono dei rumori metallici. Lo so, lo so bene che si tratta delle pentole che conquistano equilibri mentre si asciugano sullo scolapiatti. Ma io ho paura lo stesso. Ho paura perché seduto sul divano c’è qualcuno. E’ un uomo vestito di scuro.

Si ricomincia.

La dottoressa mi ha detto che stavo guarendo dalle visioni e gli antidepressivi che mi aveva dato sembravano fare il loro lavoro. Ma allora perché? Negli ultimi quattro anni sono ingrassata quindici chili. Forse le medicine. Sono cinque le pastiglie che prendo nell’arco della giornata.

Intanto l’uomo sulla poltrona non è andato via. Anzi, accanto a lui in piedi c’è qualcun altro. Mi sembra di conoscerlo. Arturo Solimeni, il vecchio caporeparto. All’epoca si era innamorato di me e la voce si era sparsa in giro. Ne parlavano tutti in fabbrica, anche al reparto stampaggio lamiere. Franco faceva spallucce, si fidava di me. La verità la conoscevamo solo noi. Poco ci importava quello che diceva la gente.

Ma io, Arturo Solimeni, l’ho baciato. Una volta, una sola volta. Nel magazzino. Stavo prendendo delle scatole quando voltandomi lo trovo davanti. Non mi dice nulla, si avvicina con un passo, mi mette le mani sulle spalle e mi bacia sulla bocca.

Ma nel magazzino non c’eravamo solo noi due. Franco venne a saperlo. Io gli dissi che non era vero. No, Franco, lo sai com’è la gente! Ma di notte… di notte sognavo quel bacio e sognavo di fare l’amore con Arturo. E adesso è lì che guarda, in piedi, accanto a chissà chi.

Mi alzo e passo in cucina. Sul tavolo ci sono le pastiglie. Prendo quella della sera. Nell’aria si sente ancora l’odore degli spinaci. Quando torno in soggiorno non c’è più nessuno. Nessuno mi guarda. Adesso posso finalmente piangere senza che qualcuno possa dire una sola parola.

Il mondo dei bambini

Posted by Danilo Maraschi | progetti fotografici | lunedì 12 ottobre 2009 23:15

childrens_world1

Il mondo dei bambini. Pieno di nuvole, draghi, fate… e poi lacrime, sogni, abbracci e baci. Il mondo dei bambini. Meravigliosa riserva dei sentimenti. Ho provato a tornarvi dopo anni di vita da adulto. Sporcato da falsità, bugie, espedienti. Vi sono tornato silenziosamente, con la coscienza sporca. Ho fotografato senza fare rumore. Passeggiando muto in un paesaggio inimmaginabile alla mia fantasia ormai pesante, logora, polverosa.

Il mondo dei bambini mi fa piangere, mi fa capire quanto tempo ho perso, quanto tempo perderò. Basta osservarlo da vicino, da dentro, per sentire che i giorni, i mesi e gli anni sono scivolati via sulla pelle graffiandola inesorabilmente.

Il mondo dei bambini. Grazie ai miei figli lo rivivo.